28

Set

2008

Cambiamenti climatici: Il Clima sta cambiando? PDF Stampa E-mail

In questo articolo riprendiamo una mia analisi di qualche anno fa, rivedendola alla luce dell'andamento climatico dell'ultimo biennio.

“Il clima sta cambiando?” Negli ultimi anni, l’attenzione dei media verso i fenomeni atmosferici e climatici negativi è cresciuta sensibilmente, tanto che ogni qualvolta che se ne verifica uno di particolare interesse è divenuta ormai consuetudine quella di catturare l’attenzione con quesiti di questo genere. In realtà, se si trattasse di rispondere semplicemente al quesito anteposto, la soluzione sarebbe più semplice di quanto magari, generalmente, si sarebbe portati a ritenere in un primo momento. Voglio dire che il fatto che le temperature aumentino o diminuiscano a livello globale, e che conseguentemente si modifichi il regime delle precipitazioni in quanto strettamente connesso,  non è né una novità né un’eccezione, bensì è la norma: il clima terrestre non è mai stato stabile ma, al contrario, è sempre stato caratterizzato da un alternarsi di periodi caldi e freddi. E non sarebbe nemmeno necessario interpellare un climatologo per rendersene conto, ma sarebbe sufficiente consultare uno storico; infatti, attorno all’anno mille, i Vichinghi, navigando lungo quelle coste dell’oceano artico che oggi sono in buona parte bloccate dai ghiacci, giunti in una grande isola la chiamarono Groenlandia, vale a dire “terra verde”. All’incirca nello stesso periodo, in alcune zone dell’Inghilterra si coltivava la vite (circa 500km a nord del limite attuale), cosa che ci induce a supporre che perlomeno le temperature estive fossero più alte di un paio di gradi rispetto ad oggi. Alcuni ipotizzano che la vite fosse presente persino nell’isola di Terranova, tuttavia sembra che in realtà quel che trovarono i Vichinghi nel Vinland, che molti studiosi collocano presso l’Anse-aux-Meadows, nell’estremità settentrionale di Terranova appunto, non fossero viti, bensì piante che, pur producendo grappoli dagli effetti tossici o inebrianti, non coincidevano con quella prediletta da Bacco. Probabilmente, espressioni come “terra verde” e “terra del vino”, erano state coniate anche a fini propagandistici, vale a dire per favorire un processo di colonizzazione, tuttavia gli studiosi concordano nell’asserire che le condizioni climatiche erano più favorevoli rispetto ad oggi e che fu proprio il venir meno di tali condizioni, a partire dal XIII secolo, a decretare il declino dell’economia groenlandese. Variazioni globali o locali? Certo, grazie alle recenti ricerche paleoclimatiche, sappiamo che in realtà nel periodo che va dall’VIII  al XIII sec. d.C. , periodo conosciuto anche come “optimum medievale”, il clima globale era sì più caldo, ma la variazione complessiva è stata più contenuta, e precisamente nell’ordine di 1°C; resta il fatto che, senza dubbio, agli occhi di un esperto, 1°C di variazione media a livello globale è tutt’altro che uno scarto poco significativo. Raggiunta una certa stabilità nel XIII secolo, attorno al 1400 il clima comincia a volgere verso il freddo, ed anche qui le descrizioni degli storici ci vengono incontro: nell’inverno 1422-23 ghiaccia la Senna e il Baltico, negli anni successivi si registrano intense nevicate in Inghilterra, in Francia i vigneti diminuiscono di anno in anno, la produzione agricola in Irlanda decresce notevolmente, i Vichinghi hanno abbandonato ormai la Groenlandia, nel 1709 in Scozia nevica a giugno…fino ad arrivare al 1816, conosciuto come “l’anno senza estate”. Credo questo sia sufficiente. Riprendendo, quindi, la domanda iniziale, è palese che la risposta è affermativa, semplicemente per il fatto che il clima è sempre cambiato e sempre cambierà; il vero problema è invece quello di capire in quale direzione stiamo andando e con che velocità, perché è proprio da questo che dipenderà il nostro futuro e nello specifico il futuro dell’agricoltura. Per capire ciò è necessario procedere con logica e soprattutto con gli strumenti adatti. In primo luogo, in particolare, è necessaria un’analisi accurata del clima del passato, non solo dell’ultimo millennio. Ma quali strumenti abbiamo per capire com’era e in che misura variava il clima nel passato? Diciamo che le informazioni più interessanti si possono trarre dai sedimenti oceanici, dai sedimenti organici lacustri e dalle analisi degli strati di ghiacci provenienti dai poli (i cosiddetti “carotaggi”), che ci forniscono informazioni sugli atomi di ossigeno presenti, dalla cui analisi si possono ipotizzare le variazioni di temperatura. Altre informazioni le possiamo trarre poi dai pollini fossili, dallo studio dei quali si può supporre quale tipo di piante fosse presente in un determinato periodo. Più agevole è lo studio del clima degli ultimi secoli, per il quale possiamo far riferimento ad altre fonti tra cui, oltre alle già citate fonti storiche, le piante. Nelle regioni temperate, infatti, è noto che gli alberi producono un cerchio all’anno; forse però non lo è altrettanto che più il clima sarà stato caldo e piovoso rispetto alla norma più gli anelli risulteranno larghi, mentre quando si hanno anni freddi e secchi gli anelli sono sottili. Una volta ottenuti i dati dalle varie fonti, il primo passo sarà quello di confrontarli per vedere se vanno nella stessa direzione e quello successivo sarà quello di cercare le ragioni di eventuali scostamenti: in tal modo è possibile ricostruire il clima del passato, chiaramente con una precisione crescente man mano che ci si avvicina al presente, grazie alla disponibilità di dati di natura differente da comparare.

Focalizzandoci sulle variazioni più recenti, possiamo dire che vi sono alcuni dati “virtualmente certi” (cioè che presentano meno dell’1% di errore potenziale):

-aumento della temperatura della superficie del mare da 0,4°C a 0,8°C dalla fine del XIX secolo;

-aumento della temperatura dell’aria sulla superficie del mare da 0,4°C a 0,7°C e sulla superficie terrestre da 0,4°C a 0,8°C, nel medesimo periodo;

-ritiro dei ghiacciai montani durante il XX secolo, non omogeneo (vedasi articolo “ghiacciai: ieri e oggi” )  ma più sensibile su zone quali l’arco alpino;

-diminuzione della copertura nevosa nell’emisfero nord e incremento delle precipitazioni alle medie e alte latitudini dovute a eventi di forte intensità;

Si può dire quindi che, dopo un trend in leggera diminuzione che ha preso piede attorno al 1400, a partire all’incirca dal’900, un po’ prima a dire il vero, la temperatura ha iniziato ad aumentare, e la tendenza permane ai giorni nostri. Il primo problema, quello di capire in che direzione stiamo andando, pare pertanto risolto: stiamo andando verso il caldo. Si tratta di capire ora con che velocità. Fortunatamente, il periodo che stiamo considerando, per quel che riguarda specificatamente le rilevazioni meteorologiche, è abbastanza recente; infatti, proprio a partire dalla seconda metà dell’ottocento gli strumenti di osservazione del clima hanno cominciato a diffondersi rapidamente in tutto il globo, ed è grazie ad essi che con molta probabilità possiamo affermare che la crescita delle temperature medie terrestri è stata in una prima fase, collocabile tra il 1860 e il 1980, abbastanza contenuta e alternata a periodi in controtendenza, e poi a partire dagli anni ’90 più accentuata. Le annate più calde degli ultimi secoli sono tutte successive al 1990: il 1998 davanti a tutti, seguono il 2002, poi il 2007, 2005,  2003, 2004, 2001,1997,1995 Ma, sebbene siano i record ad attirare l’attenzione, ciò che dovrebbe destare preoccupazione è la variazione complessiva rispetto alla fine dell’ottocento: collocata, come accennato prima, tra i 0,4°C e i 0,8°C (mediamente quindi supponibile in 0,6°C), aumento che ci dice chiaramente che la velocità dell’attuale riscaldamento globale è molto alta, probabilmente maggiore di quella delle altre variazioni termiche che si sono avute negli ultimi due millenni. I dati hanno fatto indurre molti scienziati, seppur spesso non concordi sulle reali cause, a ritenere che il nostro pianeta non solo stesse andando verso il caldo, ma che lo stesse facendo anche velocemente.

Questo fino al 2008…. Nell’ultimo anno, infatti,  alcune previsioni  hanno cominciato a vacillare:  dopo oltre 10 anni, il riscaldamento globale ha subito una netta battuta d'arresto. Non solo le rilevazioni terrestri hanno cominciato a registrare anomalie negative, ma anche i dati pervenuti dalle rilevazioni satellitari ai vari piani atmosferici sembrerebbero mostrare a più riprese un ulteriore lieve raffreddamento globale delle temperature globali planetarie. Il dato risulta molto evidente in sede stratosferica ma inizia in questi ultimi mesi a prendere corpo anche alle quote inferiori. I valori annuali attuali, confrontati con la media dell'ultimo trentennio, risultano pari a circa -0,02°C, scarto che sale di oltre un terzo di grado secondo alcune stime non ancora ufficiali. Molti, soprattutto inizialmente, hanno “puntato il dito” contro la Pdo (Oscilazione multidecennale delle temperature pacifiche), entrata in una fase particolarmente favorevole ad anomalie termiche negative. Per alcuni l’anomalia sarebbe dovuta a una combinazione di indici quali ad esempio, oltre alla sopraccitata Pdo, il ciclo Nino-Nina. Ma la verità, forse va ricercata nelle cose più semplici, e cioè partendo da una delle tante definizioni di clima stesso.

Dal punto di vista fisico, infatti, il clima rappresenta la manifestazione tangibile del bilancio energetico terrestre tra energia entrante (essenzialmente solare) ed energia uscente verso lo spazio esterno al nostro pianeta. Ed è proprio l’energia entrante ad essere venuta meno: l'attività solare, caratterizzata da un lungo minimo, sta molto probabilmente alla base del cospicuo raffreddamento in atto in stratosfera. Cosa ci aspetta quindi per i prossimi mesi e per i prossimi anni? Forse più che ai modelli dovremmo chiederlo al Sole….

                                                                                           

 

Francesco Costa