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Il Sole e la sua influenza sul clima. (terza parte)
Le macchie solari cambiano nell'arco di un ciclo di 11 anni... ma questo non è un periodo di tempo sufficiente a spiegare i cambiamenti climatici terrestri; oltre ad essere delle differenze di energia molto piccole, il nostro Mondo non può raffreddarsi e riscaldarsi così rapidamente anche a causa dell'inerzia termica. Facciamo un esempio: gli Oceani assorbono gran parte del surplus di energia (o rilasciano energia in caso di deficit) e già questo in parte spiega perchè ci vogliono decenni o perfino secoli prima che si verifichino dei cambiamenti. Tuttavia, se da un lato il ciclo di 11 anni ha un impatto modesto, dall'altro non è l'unico che conosciamo. Periodi come quello chiamato de "Il minimo di Maunder" potrebbero essere la conseguenza di un ciclo più prolungato, lungo abbastanza da poter fare la differenza. Ma quanta differenza per la precisione? Secondo Sten Odenwald “Il problema è che sebbene riusciamo a ricostruire l'attività del Sole, è molto difficile determinare quanto è cambiato di pari passo il clima della Terra.” Solo dei dati precisi, che interessano un arco di migliaia di anni, ci permetteranno di comprendere se periodicamente il Sole ha cicli più ampi e quindi, in teoria, un maggiore impatto sul nostro clima. Ed è quello che due scienziati americani pensano di aver scoperto nelle profondità di alcune grotte del Nuovo Messico. Il paleo climatologo Yemane Asmeron e il suo collega Victor Polyac, dell'università del Nuovo Messico, hanno trovato un modo ingegnoso per determinare con precisione i cambiamenti climatici avvenuti nel corso della storia, utilizzando le Stalagmiti di antiche caverne. Yemane Asmeron: "Quando osserviamo i dati sul clima nell'arco di 10 mila anni basandoci sulle Stalagmiti, rileviamo una corrispondenza sorprendente." Le profonde grotte del Nuovo Messico negli Stati Uniti sud occidentali, conservano una registrazione perfetta dei mutamenti climatici. Grazie a queste tracce, i due scienziati hanno potuto ricostruire il clima di questa regione nell'arco di 3 mila anni durante il tardo OLOCENE. Si tratta del periodo più recente nella storia climatica del nostro Pianeta, da quando l'ultima glaciazione è regredita. Sempre Yemane Asmeron ha dichiarato : “Uno degli attributi importanti di una stalagmite e che è possibile isolare determinati periodi con precisione, inoltre presenta strati che corrispondono ad altrettanti anni proprio come gli anelli degli alberi che contengono prove rilevanti dei cambiamenti climatici.” Per la raccolta dei dati i campioni devono essere preparati con cura: le stalagmiti subiscono un processo in tre fasi. Secondo Victor Polyac, infatti: “La Stalagmite nasce 3 mila anni fa e cresce fino ai giorni nostri e mostra degli strati annuali.” Per prima cosa, è necessario prelevare della polvere campione, a cui dare una approssimazione all'età di questo particolare strato. Poi il campione viene mescolato con agenti chimici, questo processo lo scinde in Isotopi di Uranio e di Torio. Infine gli elementi vengono inseriti in uno spettrometro di massa. Questo processo misura la quantità di Uranio decaduta nel corso del tempo e la quantità di Isotopi di Torio prodotta. Dal momento che si conoscono sia i tempi di decadimento, sia quelli della produzione di questi Isotopi, è possibile determinare con esattezza l'età del campione. Inoltre grazie alla composizione chimica e minerale si può capire quanto fosse secco il clima nel corso di quel particolare anno. La cosa straordinaria e che i periodi di siccità evidenziati da questi esami combaciano perfettamente con l'attività delle macchie solari registrate con le misurazioni effettuate col Carbonio 14. Le Stalagmiti forniscono dati di grande precisione che coprono un periodo di centinaia di migliaia di anni. L'originale metodologia di questi scienziati potrebbe spiegare la misteriosa sparizione di un'antica civiltà di nativi americani, vissuta a 530 Km a nord delle caverne, a Chaco Chanyon. I Chacoani si insediarono nel Nuovo Messico nord occidentale nell'850 D.C. Il complesso di Chaco è considerato uno dei centri più importanti nella storia dei nativi america e all'epoca era il fulcro di una civiltà molto sofisticata, paragonabile ad altre comunità sparse per il Mondo. Gli esperti ritengono anche che 400 anni più tardi si sia verificata un'improvvisa siccità, motivo per cui i nativi americani lasciarono il Chanyon per sempre. Purtroppo nonostante il loro grado di sviluppo, non disponevano dell'adattabilità necessaria a sopravvivere ad un cambiamento climatico così radicale. Le Stalagmiti registrano questi cambiamenti con incredibile precisione e rivelano che attorno all'anno 1250 d.c. in effetti si verificò una grave siccità. In precedenza dei rilevatori più piccoli costruiti in Giappone e negli Stati Uniti avevano individuato meno neutrini del previsto, ora grazie a questa nuova struttura sappiamo che molti non venivano individuati perché erano in grado di mutare forma. Il mistero dei neutrini è stato finalmente risolto, quando abbiamo scoperto che in effetti possono cambiare forma passando da un tipo all'altro. Fine terza parte Enzo - meteoarcobaleno.com
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Ma è stato il Sole a provocare questo mutamento? Durante questo periodo secco, la nostra Stella emanò più calore del normale? Il legame statistico tra clima e numero di macchie solari non ci dice in che modo il clima possa essere influenzato dall'attività del Sole. Quali sono le prove che dimostrano che una più intensa attività magnetica solare aumenti le temperature sulla Terra? Per risolvere questo mistero gli scienziati stanno cercando di capire in che modo il Sole generi questo flusso, apparentemente interminabile di calore e luce. L'energia della nostra Stella è generata dall'immensa pressione nel suo nucleo. La cosa sorprendente è che quell'energia, di cui ogni giorno percepiamo gli effetti, non è stata generata 8min. e 1/2 prima, il tempo che la luce impiega ad arrivare dal Sole al nostro Pianeta, ma è stata prodotta nel suo nucleo 1/4 di milione di anni fa. Il cambiamento nella produzione di energia solare nel nucleo sarebbe percepito solo tra centinaia di migliaia di anni. Prima di iniziare il loro viaggio verso la Terra, i FOTONI rimbalzano all'interno del Sole per millenni, scambiando calore ed energia. Ma come facciamo a misurare la produzione di energia del Sole, se quella che riceviamo è così antica? Il fisico austro americano Wolfgang Pauli, ha ipotizzato che il Sole espelle dal nucleo anche miliardi di particelle neutre, che colpiscono la Terra in continuazione, ma che sono invisibili agli strumenti scientifici. Secondo Pauli, di fatto non hanno massa, ma hanno la capacità di attraversare qualsiasi oggetto, compreso il nostro Pianeta....queste particelle sono chiamate "NEUTRINI". I neutrini, sono messaggeri unici nel loro genere, perché possono attraversare la parte esterna del Sole, praticamente senza interferenza. Una di queste particelle sarebbe capace di penetrare un blocco di piombo dello spessore di 1 anno luce. Pensate che in un secondo circa, 100 miliardi di neutrini passano attraverso il vostro pollice, ma non essendo "assorbiti" in pratica lo attraversano senza problemi. I modelli solari prevedono che la frequenza dei neutrini sia costante, il che spiegherebbe perché l'energia del Sole varia pochissimo. Per provarne l'esistenza, nel 1990 venne costruita una struttura situata a circa 2 Km di profondità, in una miniera nei pressi di Salisbury in Canada; lo scopo era di impedire l'accesso ad un'altra particella, molto comune nel sistema solare, i raggi cosmici. I lavori si conclusero 8 anni dopo, costarono circa 10 milioni di dollari di allora, e fu forse uno dei più grandi esperimenti di fisica, mai concepiti dall’uomo. Uno dei fisici coinvolti in questo immenso progetto fu il professor Doug Hallman, dell’ Università della Laurenziana che dichiarò: “la ragione per cui ci troviamo sotto terra e che questi segnali sono molto piccoli e dobbiamo evitare che dei rumori di fondo, i normali segnali e i raggi cosmici , interferiscano con le nostre misurazioni: lavorare sotto terra ci permette anche di evitare interferenze....possiamo immaginarli come piccolissimi, perciò non sono influenzati da singoli atomi o materiali normali.”