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Feb

2010

*Ancora una vittoria per Ogm. Sentenza Tar: Monsanto batte Mipaaf PDF Stampa E-mail
Roma, 22 feb (Velino) - Ancora un colpo a favore degli organismi geneticamente modificati, il secondo nel giro di un mese. E da oggi sarà possibile inserire nel registro nazionale delle varietà agrarie anche gli ibridi del mais ogm. Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha dato ragione alla Monsanto Agricoltura Italia Spa e ha dato torto al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. E ha annullato, previa sospensione dell’efficacia, la nota n.7805 del 30 luglio 2008 del Mipaaf avente ad oggetto le condizioni per l’iscrizione nel registro nazionale delle varietà di specie agrarie e la messa in coltura degli ibridi di mais geneticamente modificati; di tutti gli atti connessi, presupposti e consequenziali. “Non avendo il ministero fornito alcuna risposta alle istanze dalla stessa presentate – la Monsanto – in data 10 gennaio 2006 (per ottenere ai sensi della legge 1096/1971 l’iscrizione nel registro nazionale delle varietà di specie agrarie di ibridi di mais geneticamente modificati EC6606EZA1, DKC6819YG, DKC6531YG, DKC5018YG) l’amministrazione resistente – si legge nella sentenza depositata il 17 febbraio di cui IL VELINO è venuto in possesso – con nota n.7805 del 30 luglio 2008, ha negato il rilascio delle predette autorizzazioni in quanto le “linee guida per le normative regionali di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, già ratificate dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle provincie autonome nella seduta del 18 ottobre 2007” non sono state ancora approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. Ora il Tar “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”. Proprio oggi il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia ha ribadito in una nota stampa che farà “tutto ciò che la legge consente per impedire le coltivazioni Ogm. E sono certo, così facendo, di interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini italiani che, come gli agricoltori, non vogliono gli Ogm. La mia posizione è chiara”, continua Zaia nella nota. “Coltivare Ogm vuol dire consegnare il patrimonio dei contadini del nostro territorio, ovvero i semi, alle grandi multinazionali. E a quanti dicono che le colture geneticamente modificate rappresentano il futuro, rispondo che la vera sfida per la nostra economia agricola è quella della tracciabilità e dell’origine, nel rispetto dell’identità e della qualità dei 4500 prodotti tipici italiani e di quelli a denominazione d’origine riconosciuti dall’Ue”.
 
(Edoardo Spera) 22 feb 2010 18:31
 
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